“L’attacco al Quirinale era previsto, ma non così presto, non con questa violenza impolitica, nemmeno con questa improvvisazione istituzionale e costituzionale. E invece ieri Berlusconi, quasi cedendo al crescendo di frenesia che scambia per politica, ha apertamente ipotizzato che la sua vittoria alle urne possa portare addirittura all’uscita di scena del capo dello Stato Giorgio Napolitano, costretto a dimettersi per conformarsi in fretta e furia al nuovo ordine, anzi alla nuova era.
Non eravamo ancora giunti fin qui, nel punto più basso della Repubblica, dove si confondono ambizioni e istituzioni, con il demiurgo che dà gli ordini e le massime cariche dello Stato che si devono adeguare.” (Ezio Mauro, nel suo editoriale del 10 aprile)
Ma la vera perla è un’altra: “Il fattore Vittorio Mangano (ergastolo per mafia e addetto alle scuderie di casa Berlusconi ndr) è un eroe”, parola di Marcello Dell’Utri, senatore uscente, candidato e condannato per tentata estorsione. Che già che c’è se la prende anche con i professionisti dell’antimafia e con i libri di storia, tutti “da rivedere”.
Questa sera invece, in piazza Duomo, arrivano in circa 100 mila per ascoltare Veltroni. Berlusconi, invece, è sul palco al Colosseo con Fini e Alemanno. Gli organizzatori parlano di 30 mila presenze ma sembrano meno. Francesco Storace sentenzia: “E’ stato un flop, forse erano andati a sentire il comizio di Dini…”. Berlusconi si autoproclama vincitore delle elezioni.
Gente, siamo pazzi? Costui è un vile pusillanime e chi lo vede come il salvatore della patria dovrebbe starne ben attento.
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